Ti ho portato perchè

fullsizerenderTi ho portato perché

Perché hai la fortuna di stare in una classe di bambini sensibili;
Perché quello che si fa insieme agli altri resta sempre più impresso nella mente e nel cuore;
Perché  vorrei che tu capissi che le differenze tra gli uomini e le donne e tra i bambini e le bambine, sono risorse e non sono strumenti da usare gli uni contro gli altri;
Perché raccontarti che le donne vanno protette e valorizzate, è una cosa nella quale credo e vorrei che tu potessi un giorno pensarci;
Perché insegnarti a condannare qualsiasi forma di violenza, è il tentativo per farti diventare un uomo onesto e coraggioso;
Perché la prima manifestazione non si scorda mai e preferivo non fosse una manifestazione di partito. Militare in un partito è una scelta. Diventare un uomo giusto, un dovere.
Perché condividere le battaglie è una delle espressioni migliori della democrazia e tu dovrai esserne consapevole.
Ti ho portato alla manifestazione contro la violenza sulle donne perché ti auguro di diventare un ottimo compagno di vita.

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Baby Day

imageCara Ministra,

Se con i suoi due cuccioli ha mai avuto modo di prendere un treno sedendosi non nel salottino chiuso come se foste sulle poltrone di casa vostra ma in una di quelle carrozze pop, dove si trovano persone pop che raramente si sentono pop, si sarà sicuramente accorta che quelle stesse persone pop non gradiscono la presenza di passeggeri under 18.
Le motivazioni possono essere molteplici qualcuna magari anche condivisibile: cantano, parlano, utilizzano supporti multimediali per passare il tempo, sanno usare l’IPAD meglio del suo inventore, chiedono 7/8 volte al secondo ‘quando arriviamo’, descrivono tutto ciò che compare davanti ai loro occhi quando guardano fuori dal finestrino, ma in generale, a meno che non prendano la carrozza per una palestra dove si fa l’arrampicata, sono passeggeri solitamente accompagnati da coloro che ne esercitano la patria potestà che,per volere di altri neanche loro, si spostano da una città ad un’altra città.
Ora, a meno che non si decida di far diventare i bambini una specie da isolare e da proteggere come fossero dei Panda, ritengo che anche l’esperienza della condivisione di un viaggio con persone che non si conoscono come accade sul treno possa essere utile a insegnare loro il rispetto e a far comprendere che si vive in una società dove esistono altri milioni di esseri viventi.
Ecco.
Prima di insegnarci a fare figli, diffondete la cultura della tolleranza nei confronti dei più piccoli.
Voi, giovani mamme come noi che avete la responsabilità di ripensare il Paese, iniziate a immaginare tutte le politiche che deciderete di intraprendere pensando se in quel progetto o in quei servizi siano compresi anche gli under 18, che non sono ancora ‘consumatori’ ma che sono già cittadini.
Magari, quei piccoli quando avranno 50 anni e prenderanno un treno, non rimarranno inorriditi nel vedere un piccolo accanto a loro.

Quanto tempo. Quale tempo.

image” Alla fine non è la quantitá di tempo che dedico a mio figlio che è importante ma la qualità”.

Qualche tempo fa, per sollevare uno dei macigni che porta il nome di ‘senso di colpa’ e che, nessuno ce lo dice, ma viene dato in dotazione non appena conquisti l’appellativo di mamma, ho esternato la sopracitata affermazione convinta di ottenere un plauso dal mio interlocutore.
Ciò che ho ottenuto invece non è stato sicuramente un attestato di stima ma piuttosto un:
‘ E chi decide se la qualità del tempo é esattamente ciò che tuo figlio chiede?Chi lo stabilisce?”
Ecco. Chi lo stabilisce?
Il rapporto qualità / quantità, elemento molto caratteristico del nostro tempo, non è realmente ciò che serve per regolare il rapporto madre /figlio.
É piuttosto ciò che ormai richiede la società a noi che, prima di diventare mamme proviamo a mettere insieme tutti gli algoritmi possibili e immaginabili per non essere completamente defenestrate.
Quella qualità che cerchiamo é forse non da chiedere ai nostri bambini ma al nostro Paese.
In fondo è quello che compare nell’articolo 37 della Costituzione
“La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale e adeguata protezione”

Capricci

imageEccoci. Ci siamo. Passati i ‘terribili due anni’ siamo alla ‘fase capriccio’ dei tre, o meglio a interrogarci sul medesimo. Alla fine resta per noi mamme l’argomento di confronto preferito. Forse perché é una sorta di indicatore sulla nostra bravura di educatrici o un rilevatore per misurare le nostre attese rispetto alle risposte che desideriamo avere dalla prole.
A casa nostra non siamo per ora troppo avvezzi al capriccio (e non so neanche quanto questo sia un bene ) ma ovviamente non ne siamo esenti. Per questo ho cercato di capire come fare e di non accontentarmi del ‘ Fa i capricci perché é stanco’. Intanto: il capriccio, in musica, é ‘libertà, estrosità, stravaganza, espresse durante un periodo plurisecolare, in polifonia strumentale’. Mi sono chiesta se anche per il ragazzo il capriccio non fosse la manifestazione della sua libertà nell’esprimere qualcosa. Anche un disagio o un disappunto nei miei confronti. Ne ho avuta risposta, almeno in parte, da Maria Montessori ” I capricci e le disobbedienze del bambino non sono altro che aspetti di un conflitto vitale fra l’impulso creatore e l’amore verso l’adulto, il quale non lo comprende.” Il problema quindi é nostro: rischiamo di sopravvalutare il problema o spesso di sottovalutarlo mentre, forse é un azzardo, anche in questo caso potrebbe trattarsi di uno strumento di comunicazione. Una comunicazione che noi traduciamo con grande difficoltà. Tutto qui. Forse dobbiamo solo concentrarci di più.

25 novembre: maschi difendetevi da voi stessi

Oggi è il 25 novembre, giornata della violenza contro le donne. Ospito il punto di una vista di un amico che fa il papà di un figlio maschio.

Appunti su come crescere un figlio maschio

Vorrei provare a mettermi in gioco ragionando a voce alta su come crescere un figlio maschio, dal punto di vista del papà. Ovvero su come non crescere male un figlio.
Eh sì, perchè c’è la presunzione diffusa che solo una madre possa farlo bene, perché lo ha partorito, lo ha vissuto per nove mesi, poi per l’allattamento, lo svezzamento è così via fino a quando non si sposa e anche dopo. Così come solo una madre può infondergli il rispetto per l’altro, la capacità di distinguere tra fragilità e tenerezza. Dico solo che può essere, ma può essere anche il contrario. Parto dalla considerazione che nessuno ha un manuale di istruzioni quando nasce un figlio, né il padre né la madre. C’è il sesto senso materno, che io invidio.
La fragilità sta, nella mia esperienza di padre, di saper fare le scelte giuste, di sapergli infondere il senso del giusto, nel rispetto negli altri, il gusto della scoperta, ma anche la tenerezza, il non vergognarsi delle proprie emozioni.
E’ difficile per la mia generazione, meno sicura delle proprie emozioni, saperle infondere anche ai propri figli. La poca sicurezza viene meno quando il contesto intorno a te ti genera incertezze. Il lavoro prima di tutto. Mio padre, e il padre di mio padre come lui, hanno lavorato tutta la vita, da ragazzini fino a quando non sono andati in pensione. Si sono sposati da ragazzi e hanno tirato su famiglia, hanno fatto un mutuo, hanno comprato casa. Sicuramente non è stato facile, hanno fatto sacrifici, ma erano più forti, consapevoli del loro ruolo. O almeno sono stati bravi nel farmelo pensare. Non mi hanno fatto mai vedere un attimo di debolezza.
E qui l’incapacità di saper trasmettere questo sentimento a mio figlio, perché devi dimostrare di essere un uomo, che anche se soffre lo fa da solo, senza farsi vedere perché non deve dimostrare di essere debole.
Questo errore si trasmette di padre in figlio e genera, a mio avviso, quella difficoltà di saper vivere pienamente le proprie emozioni, belle o brutte che esse siano, quella lentezza nell’uscire dall’adolescenza di cui si parlava nell’articolo che ha scatenato queste riflessioni a voce alta.
Io, da parte mia ci provo, ci provo tutti i giorni a fargli capire l’importanza delle emozioni, cercando di trasmettergli quelle belle: un abbraccio, una carezza, un sorriso e mi fa piacere vedere che quando incontra altri bambini per strada va da loro abbracciandoli, perché non se lo aspettano. E vuol dire che sta crescendo bene, perché è in pace con se stesso.
Non so se è un privilegio nascere maschio. Sicuramente oggi, da padre, sento più responsabilità nei confronti di mio figlio, nel trasmettergli il senso di rispetto nei confronti degli altri, perché non voglio che si senta un privilegiato solo perché è un maschio e non voglio che cresca in un Paese che ritiene normale che un bambino si senta privilegiato dal fatto di essere maschio. Ma questa è un’altra storia.

MM, papà

La trasferta.

imageAlla fine il problema del distacco é principalmente nostro. Delle mamme intendo, e del nostro sentimento di onnipotenza unito a un desiderio incontrollabile di avere il dono dell’ubiquitá. É stata la prima volta che ho lasciato Pisolo a Torino dai nonni per più di un giorno ma soprattutto per più notti. L’organizzazione della settimana non prevedeva alternativa e alla fine ho pensato che potesse essere un’esperienza positiva per entrambi e soprattutto per me. In effetti é stata una prova. Una prova per capire se come mamma sono stata in grado di gestire bene il distacco con la cosa più preziosa che la vita potesse regalarmi. Lui ormai ha già trovato i suoi punti di riferimento e ha scelto quali debbano essere le sue azioni quotidiane a casa dei nonni. É responsabile dell’apertura delle tapparelle elettriche, attende l’arrivo dei “pio pio” da un parte della casa e controlla dall’altra che il camion, meglio conosciuto come ” mamion”, non sia ancora partito. Sa perfettamente che questo avverrá alle 7.15. Mi dicono che, se portato in giro, riconosce esattamente dove si trovano i giardini, meglio conosciuti come ” io …bimbi!” Mi sono imposta di non chiedere ai nonni di rispettare gli orari e di gestire il ” piano regole” . I nonni sono fatti per trasgredire le leggi imposte dai genitori. Sono fatti per darti il pane a ridosso del pranzo, per esaudire qualsiasi desiderio. Perché poi é quello che resta, quando cresci ed é la trasgressione autorizzata che ti manca di più. Tanto poi si torna alla vita di sempre. Ora resta da capire se i nonni vogliono ripetere l’esperienza anche al mare.

Ambientamento

2015-05-05 11.56.50Abbiamo portato Pisolo in piscina al compimento del suo quarto mese. Vaccini fatti. Temperature esterne più miti. Conoscenza l’uno dell’altra, dopo quattro mesi di vita insieme mamma – figlio, buona.
Insomma, si sarebbe potuto fidare di me anche immersi in una piscina.
L’inizio è stato buono. Nessun pianto, nessun timore e la consapevolezza che le parole della zia – pediatra ( ” O lo immergete subito in acqua o  non farà alcuna differenza metterlo a bagno al compimento del suo terzo anno di età” )  avessero un loro fondamento.
Il ragazzo inizia a sentirsi a casa anche nell’acqua. Dopo tre lezioni va in immersione mentre la mamma prova a essere distaccata e coraggiosa. In realtà non lo è affatto.
E lo è stata ancora meno sabato, quando, essendo stata precedentemente redarguita dall’istruttore ( ” Quanti anni ha Il ragazzo?” – ” Due anni e tre mesi ” – ” E cosa ci fa ancora la mamma in acqua” ?), Pisolo era in acqua da solo per la prova di “ambientamento”. La promessa era ” la mamma sta a bordo vasca senza entrare in acqua”.
In realtà Pisolo è entrato in vasca con una assistente mentre la mamma era sulla balconata. Al piano superiore, lontana in linea d’aria almeno 7 metri. Bene. Sono stati i quaranta minuti più lunghi della mia vita.
Nei primi venti minuti Pisolo, attaccato al braccio dell’istruttore, è andato alla grande.
Poi è arrivato il momento del distacco anche dall’istruttore che lo ha delicatamente fatto aggrappare al bordo vasca.
Lui, smarrito, ha alzato gli occhi. Ci ha visto ed è scoppiato in un pianto a singhiozzo. Piangeva e nuotava. Galleggiava aiutato dai braccioli e si spostava muovendo le gambette come se in quel posto ci fosse sempre stato.
Più volte ho minacciato di scendere in vasca e di portarmelo via.
Sono dovuta uscire, bere un bicchiere d’acqua, sentirmi un po’ ridicola e poi rientrare. Pisolo non piangeva più.
Rispondeva solo un po’ infastidito agli schizzi dei compagni di vasca.
Con il cuore in gola arrivano le 15.40 e mi fiondo a riprenderlo pensando che volesse solo me.
Nulla. Era distratto dai giocatori di pallanuoto.
Chiedo al suo istruttore: “Forse è un po’ presto?” ( Dimmi di si, dimmi di si, dimmi di si)
” Signora, questo è un corso di ambientamento. Il ragazzo va che è una bellezza. Se piange un po’ per ora non è un problema. Anzi, la prossima volta lei non si faccia proprio vedere!”
Ecco. La prossima volta l’ambientamento lo faccio io. Intensivo però!

Black Milk

imageC’é una cosa che mi dispiace non aver fatto con Pisolo: non averlo allattato. Ciò che però mi dispiace di più é averne sofferto molto. Quando Pisolo é nato, data la sua ottima performance che l’ha portato su questo mondo in 20′ esatti, ha dormito praticamente per tre giorni. Io penso di aver praticato tutte le teorie possibili e immaginabili che vengono diffuse da tutti i guru dell’allattamento. Lui dormiva e nessuno osava svegliarlo per farlo mangiare o meglio nessuno voleva dargli il terribile ” latte artificiale” perché altrimenti ” si sarebbe abituato” . Ecco. La “teoria talebana dell’allattamento”, arrivata qualche giorno fa sulle pagine dei giornali, sviluppando un vero e proprio mercato nero dell’allattamento. Cioè la balia 2.0 con rischio truffa. Ora, data la mia esperienza, vedendo come sta crescendo il ragazzo che se potesse mangerebbe la porchetta a colazione, che alle 10 di mattina preferirebbe la pasta al sugo al posto del  frullato di frutta, penso che sul tema allattamento si rasenti, in molti casi, la follia. Io e Pisolo, non ve l’ abbiamo ancora detto, ma abbiamo una grande fortuna. In famiglia girano una pediatra ( zia Antonietta) e una neonatologa (zia Frency). Inutile dire quanto il ragazzo venga monitorato, controllato e adorato. E a loro ho chiesto un parere ” da medico”. Due le regole fondamentali, un’eccezione,  mi dicono:

  • Non trasformare il ” non allattamento” al seno” in una tragedia
  • Non far diventare ” matta” la madre “
  • Ci sono situazioni nelle quali il latte materno diventa fondamentale. Per esempio nei prematuri , ma si tratta di casi particolari”.

Ecco. Magari una maggior diffusione del buon senso anche su questi temi non guasterebbe. Meglio una scatola di latte artificiale che un biberon di latte materno al mercato nero. Non poter allattare in molti casi non é una scelta. Questo non può voler dire, nel 2015, meno amore o meno nutrimento.

Mae

imageDopo tre settimane di trasferte e di viaggi, dove ogni volta ti ho spiegàto che all’uscita del nido non avresti trovato me e che non sarei rientrata per la tua nanna, dove ho cercato di semplificare in mille modi “il concetto di tempo” visto che per te non esiste ancora il “prima” né “il dopo”, ecco le nostre vacanze. Attesissime.
Prima di tutto per dedicarle a te. Eccoci al mare, davanti a quel mare che ci ospita ogni estate e tenta di mettere alla prova le tue paure. Per ora hai vinto sempre tu perché non hai mai avuto paura né dell’ acqua, nè della spiaggia, nè del sole e ancora meno delle persone.
Oggi rivederlo è stata per te la più grossa delle sorprese. Ti sei fiondato verso la battigia e non importa se avessi le scarpe ai piedi e il cappello in testa, hai urlato contro il sole ” Maeeee” e sei esploso in una risata. Come si fa quando si incontra un grande amore.
Così mi hai trascinato nell’entusiasmo delle cose piccole e insieme abbiamo portato all’orecchio una conchiglia.
Grazie Pisolo. Mi riporti sempre all’essenza delle cose.